Il betting exchange segnerà la fine dei quotisti?


Il betting exchange è una rivoluzione e, come ogni rivoluzione, non sappiamo quali conseguenze avrà sui lavoratori del settore. In particolare sui quotisti dei bookmaker, cioè coloro che creano e monitorano le quote su cui scommettere: cosa cambierà per loro? Tutto, potremmo rispondere con ogni probabilità. Molto, ci limitiamo a rispondere con certezza.


In un mondo come quello del betting exchange le quote sono stabilite dal mercato. Nessuno le produce a priori, a meno che non si decida di stabilire con una sorta di base d’asta, ben sapendo che comunque la quota subirà oscillazioni sostanziali e tali da compromettere ogni eventuale studio fatto in precedenza. Il quotista, quindi, dedicherà molto più tempo alla gestione del rischio: più che le oscillazioni della quota, il quotista studierà le oscillazioni delle puntate e delle bancate, compiendo analisi tecniche sulle somme giocate su un determinato evento e/o esito e provando ad apportare correttivi. 

Le analisi dei campionati saranno ridotte nel tempo, e pian piano il lavoro del quotista assomiglierà sempre più a quello di un analista di borsa. Probabilmente, la stessa parola “quotista” (che, se vogliamo, è alquanto cacofonica e non esprime compiutamente le mansioni del lavoratore) smetterà di essere usata. Inoltre, perderà importanza la manifestazione in sé, mentre ne acquisterà la classe di esito, cioè il tipo di scommessa: è infatti molto probabile che l’avvento dei virtual games attirerà una quantità di gettito tale da dover dedicare più tempo a loro che alle tipologie di scommessa classiche.

I bookmaker infatti adesso non fanno più le quote mediante un software proprietario ma le prendono dal betfair exchange e il quotista ha solo il compito di variarle leggermente in base alle sue considerazioni e esperienza. I quotisti devono verificare che le odds non si discostino troppo da betfair per non consentire di fare le sure bet.

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