Il betting exchange non piace a Confindustria Sistema Gioco



Confindustria Sistema Gioco, con una missiva inviata al direttore dell’AAMS Luigi Magistro, ha espresso il parere contrario sull’introduzione del betting exchange in Italia.
Nel documento si legge che il betting exchange “può aumentare il rischio di corruzione nello sport e di riciclaggio del denaro e che il concessionario italiano disporrebbe di dati parziali per la verifica di operazioni sospette, rendendo difficoltose le attività di prevenzione e segnalazione. Il modello proposto dal decreto esclude poi la partecipazione al gioco da parte di società ma, poiché è prevista la liquidità internazionale, l’elusione del divieto da parte di soggetti esteri sarà resa più agevole con notevoli ripercussioni sull’ordine pubblico. Viene poi conferita la possibilità ai giocatore di “bancare”, fin qui affidata esclusivamente ai concessionari di gioco”. Confindustria Sistema Gioco auspica, quindi, un periodo di sperimentazione dove si utilizzi solo la liquidità nazionale.
Poi, si va al vero nocciolo della questione, e cioè l’aspetto fiscale: “Il diverso sistema di tassazione è molto più vantaggioso rispetto a quello delle scommesse online – lo 0,6% contro il 3% del gioco tradizionale - e rende questo prodotto più appetibile rispetto a quello tradizionale. E anche la posta di gioco (50 centesimi) è più bassa rispetto a quanto previsto per le scommesse (2 euro)”
Da questa missiva è palese che la reale preoccupazione di Confindustria Sistema Gioco, che rappresenta il 70% del settore, non è solo il rischio di malaffare, ma è che dal betting exchange possa scaturire una riduzione del business dei bookmaker. Ovviamente, ognuno guarda i propri interessi.
Noi continuiamo a non capire dove sia il nesso tra betting exchange e corruzione. Ci sembra che la corruzione “sportiva” ci sia già tanta in Italia, ma le scommesse peer to peer non ci sono ancora.
Inoltre, escludere l’ippica dal betting exchange, a nostro avviso, è un grave errore. Lo scambio scommesse poteva dare una mano al rilancio dell’ippica, ma ormai si preferisce un ippica “virtuale” (vedi le prossime scommesse su simulazione di eventi) a quella reale.

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