Eurobet sulla difensiva: no al betting exchange.






Come ogni anno, la fiera Enada svoltasi a Roma la settimana scorsa ha visto realizzarsi lo strano connubio tra innovazione e conservatorismo. Nei padiglioni della Nuova Fiera di Roma era possibile incontrare nuovi, anzi nuovissimi prodotti realizzati da aziende che fanno della ricerca e della innovazione il loro marchio di fabbrica; accanto, i soliti - seppur sempre fortissimi - padroni del vapore, poco avvezzi alle novità ed interessati più al consolidamento della propria posizione sul mercato.
Tra questi gruppi c’è sicuramente Eurobet, famosissimo bookmaker di scommesse “classiche”. Il Direttore Commerciale di Eurobet, Giordano Carli, ha espresso la contrarietà della azienda alla introduzione del betting exchange nel mercato italiano: “Siamo contrari al betting exchange”, ha dichiarato Carli ad Agicos, “perchè nel betting exchange non è presente nessuna tassazione sui volumi di gioco; tassazione, del 2%, presente invece sui volumi di gioco delle singole della nostra azienda”.
Il problema principale, quindi, è sulla tassazione. Eurobet non è la prima voce che solleva questo problema, ma non abbiamo ancora sentito una proposta di soluzione: alzare le tasse del betting exchange? Abbassare quelle sul betting normale? Equipararle?
Infine, Carli solleva anche un’altra questione, già discussa altre volte: “Con il betting exchange si verrebbero a creare dei falsi clienti che vestono in realta' i panni dei raccoglitori di gioco: nascerebbero quindi dei nuovi bookmaker senza licenza”. Anche qui si solleva il problema, ma non si propone una soluzione. Forse perchè per Eurobet e aziende simili, la soluzione è una sola: impedire la rivoluzione del betting exchange in Italia!

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