La filosofia del betting exchange



Navigando un po’ in rete, tra forum disparati e siti di informazione, capita sempre più spesso di imbattersi in un “equivoco filosofico”: bancare è un po’ come scommettere al contrario. Facciamo un esempio, prendendo il derby Milan – Inter come riferimento: nel betting classico, bisogna scommettere sull’esito che si verificherà (ad esempio, la vittoria del Milan); nel betting exchange, bisogna scommettere sull’esito che non si verificherà (ad esempio, bancare l’Inter perché crediamo che non vincerà). Ciò è vero, per carità, ma non rispecchia la “filosofia del betting exchange”, perché lo scopo non deve essere scommettere su ciò che non succederà, ma bancare la quota che salirà e puntare la quota che scenderà. Sono due posizioni, due prospettive completamente diverse: nel primo caso, la nostra vincita o perdita sarà legata all’esito della partita; nel secondo caso, sarà indipendente dall’esito della partita. Questa – se vogliamo – è la principale differenza tra betting e betting exchange. Lo scommettitore classico scommette su un esito, e attende la fine della partita (o del primo tempo, o il raggiungimento dei gol necessari, ecc…) per vincere o perdere; lo scommettitore di betting exchange, invece, punta su un evento pronosticando che la quota scenderà, per poi bancarla e vincere sicuramente; oppure banca su un evento pronosticando che la quota salirà, per poi puntarla e vincere matematicamente. Come si vede, il betting exchange è indipendente dal risultato (o meglio, non è la cosa principale), perché lo scommettitore non deve attendere che l’evento su cui ha puntato si verifichi: a lui basta semplicemente che la variazione di quota sia tale da produrre una vincita.

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