Calcioscommesse: in principio fu il "totonero"



Il primo scandalo del calcioscommesse in Italia si verificò nel lontano, ma purtroppo non lontanissimo, 1980. La stampa utilizzò il nome di “Totonero”, in quanto allora le uniche scommesse legali consentinte in Italia erano le schedine del Totocalcio. Le squadre inquisite furono Avellino, Bologna, Juventus, Lazio, Milan, Perugia e Pescara in Serie A; Genoa, Lecce, Palermo, Pistoiese e Taranto in Serie B. Il 23 marzo 1980, al termine delle partite di calcio, le camionette delle forze dell’ordine irruppero nei campi di gioco e arrestarono alcuni calciatori, tra i quali i famosi Giordano, Manfredonia e Wilson della Lazio o anche Albertosi e Morini del MIlan. 

Alcuni calciatori ebbero un ordine di comparizione, tra cui il famosissimo centravanti della Nazionale Paolo Rossi. Il tutto partì da una denuncia di un commerciante ortofrutticolo, Massimo Cruciani, il quale accusò alcuni giocatori della Lazio di averlo spinto a giocare svariati milioni (più di un centinaio) su alcune partite di serie A considerate combinate: alcuni risultati, però, non si verificarono, e il Cruciani perse ingenti somme di denaro e denunciò tutto.

Il processo non ebbe ripercussioni penali, in quanto il fatto non costituiva reato, ma ebbe serissime ripercussioni sportive, in quanto la giustizia sportiva considerò i fatti una dimostrazione palese di illecito sportivo: la Lazio e il Milan furono retrocesse in serie B (e il presidente rossonero Colombo fu radiato); Avellino, Bologna e Perugia furono penalizzate. Per i calciatori, le sanzioni comminate furono: squalifica di 6 anni per l’avellinese Pellegrini; 5 anni per il laziale Cacciatori; 4 anni per Albertosi; 3 anni e 6 mesi per Bruno Giordano; 2 anni per Paolo Rossi, che tornò in campo nel 1982 riuscendo a giocare le ultime partite e fu convocato per il mundial spagnolo, in cui fu assoluto protagonista spingendo l’Italia alla vittoria finale e meritandosi l’imperituro soprannome di “Pablito”.

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